Notizie
Le dieci innovazioni che cambieranno il 2025
Thomson Reuters ha recentemente pubblicato il report “The World in 2025 – 10 predictions of innovation“: un documento, frutto dell’attività di ricerca degli analisti dell’azienda americana, in cui sono tracciate le dieci innovazioni che avranno maggiore impatto, a livello mondiale, nel 2025.
Le previsioni sono basate su un’attenta attività di analisi dei principali trend tecnologici emergenti che caratterizzano la produzione di letteratura scientifica e brevettuale. Dalla sovrapposizione e comparazione dei risultati provenienti dalle due fonti di informazione utilizzate, gli analisti hanno identificato 10 aree a più elevato impatto:
- Disease Prevention & Control
- Medical Treatment
- Phamaceutical Preparation
- Energy Solutions
- Digital Communications
- Multimedia Devices & Lighting
- Instrumentation (biotech)
- Physics (particle)
- Novel Materials (nano)
- Genetics (fundamental research)
Nell’ambito di queste 10 aree, ulteriori analisi più approfondite hanno permesso di elaborare altrettante previsioni di innovazioni per l’anno 2025: dal miglioramento nell’identificazione alla prevenzione di malattie neuro-degenerative (come l’Alzheimer), al solare come fonte principale di approvvigionamento energetico (grazie ai progressi conseguiti nelle tecnologie di cattura, accumulo e conversione della stessa), al decollo del trasporto aereo elettrico e potenziamento di quello su ruota, alla connettività totale (supportata da semiconduttori sempre più performanti, da condensatori a base di grafene e nanotubi in carbonio, da avanzate tecnologie di comunicazione wireless, ecc.), alla diffusione pervasiva di materiali di packaging non più derivati dal petrolio ma realizzati con materiali bio-nanocompositi derivati dalla cellulosa, ecc.
Il report originale, contenente tutti i dettagli della ricerca, è scaricabile gratuitamente dal sito di Thomson Reuters (http://sciencewatch.com/tags/2025).
Immagini correlate:
Successo per il Client-supplier Day di CRIT
Grande partecipazione all'evento di Crit "Client-Supplier Day. Fornitori di eccellenza e progetti di innovazione" presso Villa Guastavillani, sede della Bologna Business School. L’incontro, a cui hanno partecipato 115 persone appartenenti a 60 diverse aziende, ha puntato l'attenzione sulle opportunità di innovazione e sulle modalità di promozione di nuove relazioni all’interno del Network Crit (aziende socie, fornitori accreditati, soggetti esterni).
La giornata è stata aperta da un intervento di Paolo Barbieri, docente del corso di Strategia e Gestione del sistema del Valore dell’Università di Bologna, sul tema "L’integrazione dei fornitori nei percorsi di innovazione: strategia, opportunità e rischi".
A seguire e per tutto il corso della giornata, ogni fornitore accreditato Crit, attraverso una breve presentazione, ha illustrato ai partecipanti un proprio progetto innovativo o un’applicazione tecnologica realizzata. Le presentazioni hanno interessato quattro differenti aree tematiche: Materiali e Tecnologie di Process, Information and Communication Technology per l'industri, Sensoristica, Elettronica e Automazione Industrial, Componentistica e servizi per l’industria.
Crit, azienda specializzata nello scouting tecnologico e nella realizzazione di servizi per l’innovazione collaborativa, ha costituito nel 2005 il Network Fornitori Accreditati, rete di imprese costituita dai fornitori di eccellenza delle aziende socie Crit, con lo scopo di favorire la sinergia tra le aziende e la realizzazione di attività e progetti innovativi.
Fonte: http://www.emmeweb.it/it/successo-per-il-client-supplier-day-di-crit.html
Immagini correlate:
Monitorare l’evoluzione delle tecnologie verdi all’interno del proprio settore industriale con GreenRadar
Quali sono le tecnologie verdi più innovative? Come possono essere applicate a uno specifico settore industriale? Per rispondere a queste domande CRIT ha sviluppato GreenRadar, uno scouting tecnologico pensato per aiutare le aziende a identificare le migliori opportunità di innovazione relative alle tecnologie verdi all’interno di uno specifico settore industriale, utilizzando una base dati brevettuale.
Perché utilizzare GreenRadar?
- Per identificare lo stato dell’arte, i trend tecnologici e le eventuali opportunità di licenza nell’ambito delle tecnologie verdi, e maturare decisioni strategiche per la tua competitività
- Per identificare le innovazioni tecnologiche in possesso di potenziali fornitori, in modo da usufruire di nuove soluzioni in grado di risolvere problemi tecnici riguardanti l’eco-innovazione, l’efficientamento energetico, ecc;
- Per adottare una soluzione di miglioramento continuo all’interno del tuo sistema di gestione ambientale e/o energetico
- Per monitorare le attività e le competenze tecnologiche in possesso dei tuoi competitor
Per saperne di più visualizza il documento dimostrativo che illustra le caratteristiche salienti e le funzionalità di GreenRadar.
Immagini correlate:
Il CRIT entra in SPIRE
Il CRIT diventa membro di SPIRE (Sustainable Process Industry through Resource and Energy Efficiency), il partenariato pubblico-privato integrato nei programmi di finanziamento di Horizon 2020 per i temi che riguardano l’ottimizzazione energetica delle risorse e dei processi in otto diversi comparti industriali
In particolare, SPIRE si propone come obiettivo principale il raggiungimento delle tre principali sfide del programma Europa2020, che sono:
- La necessità di promuovere la crescita ed aumentare la competitività delle imprese europee nel mercato mondiale;
- L’importanza di rinnovare i processi industriali tradizionalmente adottati dalle imprese Europee e che sono alla base del sistema economico Europeo in termini di fatturato, impiego e creazione di processi innovativi per ogni settore coinvolto;
- L’urgenza di dover porre dei limiti al consumo di energia ed alla inefficienza energetica, con le inevitabili conseguenze negative sull’ambiente.
La missione di SPIRE prevede inoltre un significativo impegno da parte delle industrie Europee sia in termini adesione, sia in termini della varietà di coinvolgimento di settori diversi: 45 partecipanti provenienti dal mondo industriale Europeo hanno sottoscritto questa iniziativa, aventi come denominatore comune l’intento di sviluppare soluzioni e tecnologie abilitanti per processi industriali moderni e competitivi, necessarie per raggiungere la sostenibilità a lungo termine Europa per aumentarne competitività, sostenibilità ambientale ed opportunità di occupazione.
Sito web SPIRE: http://www.spire2030.eu/
Progetto H2020 TAPPS
CRIT con CRP Energica e ST Microelectronics per sviluppare applicazioni sicure.
Ha preso avvio il 1 gennaio il progetto TAPPS (Trusted Application for Open CPS), finanziato dalla Commissione Europea nell'ambito del Programma Horizon 2020, e finalizzato a sviluppare un sistema di applicazioni per sistemi Cyber-Phisical, in grado di garantire un alto livello di affidabilità, e quindi di gestire aspetti critici per la sicurezza umana all'interno di diversi prodotti. TAPPS è risultato uno degli 8 progetti finanziati sulla call for proposals ICT-01-2014: Smart Cyber-Physical Systems-RIA, che ha ricevuto oltre 140 proposte. Tra i partner del progetto figurano ST Microelectronics, la Fondazione San Raffaele e il centro di ricerca sui sistemi embedded bavaresi Fortiss GMBH.
CRIT e CRP (azienda del Network Fornitori Accreditati CRIT specializzata nello sviluppo di componenti meccanici e di veicoli racing) lavoreranno su uno dei due test case del progetto. In particolare, l'applicazione riguarderà la Energica, la prima superbike italiana completamente elettrica realizzata da CRP. Attraverso TAPPS, CRP Energica svilupperà una serie di servizi aftersales basati su tecnologia trusted, quindi in grado di garantire un utilizzo avanzato delle funzioni di connettività della moto, combinato con un alto livello di sicurezza per il guidatore.
Il progetto TAPPS durerà 36 mesi, e ha ottenuto un finanziamento pari a 3,9 milioni di euro.
Link: http://ec.europa.eu/programmes/horizon2020/en/area/ict-research-innovation
Link: http://www.energicasuperbike.com/it/
I tre criteri di scelta per passare all’additive manufacturing
La produzione additiva (Additive Manufacturing - AM nell’abbreviazione inglese) rappresenta l’ultima frontiera nella produzione di componenti meccaniche e perciò l’interesse verso questa tipologia di processi industriali sta incrementando esponenzialmente. Grazie a questo particolare processo, molti prodotti possono essere stampati, ma non esistono ancora metodologie che permettano di definire la convenienza dell’AM rispetto ai processi produttivi convenzionali: infatti, i criteri finora utilizzati non possono essere direttamente applicati all’AM, in quanto il classico concetto di economia di scala perde di significato.
Per questo motivo, il professor Brett Conner, responsabile del Center for Innovation in Additive Manufacturing presso la Youngstown State University (USA), ha cercato di individuare i criteri cardine che possono definire i vantaggi della produzione additiva rispetto agli altri metodi di produzione di un oggetto. In particolare, ha individuato tre criteri fondamentali che devono essere presi in considerazione quando si vuole passare da metodi convenzionali all’AM: complessità geometrica, personalizzazione e volume di produzione. Mentre con i processi tradizionali la complessità geometrica incontra molte limitazioni, per la produzione additiva diventa un parametro essenziale poiché, depositando e consolidando il materiale layer by layer, si riescono ad ottenere forme e strutture che sarebbero difficilmente riproducibili con altre tecnologie. L’additive manufacturing diventa inoltre estremamente appetibile quando è richiesta un’elevata personalizzazione del prodotto perché essa non comporta un aumento dei costi di produzioni, come può avvenire con le tecnologie tradizionali. Nonostante i numerosi aspetti positivi che la contraddistinguono, l’AM non è ancora competitiva per quanto riguarda i volumi di produzione: nel caso di elevate quantità, essa non riesce ancora a conseguire le economie di scala che caratterizzano i processi convenzionali.
In base a questi tre criteri, il professore Conner ha definito otto tipologie di prodotto, per cui può essere più o meno vantaggiosa la produzione attraverso l’AM. La produzione additiva si è dimostrata sempre competitiva quando il prodotto è caratterizzato da un‘elevata complessità geometrica e da una elevata personalizzazione, poiché permette una forte riduzione dei costi. Anche nel caso in cui l’oggetto da realizzare abbia una forma geometrica semplice e non sia personificabile, l’additive manufacturing può essere più vantaggiosa fino a quando le economie di scale, tipiche dei processi convenzionali, permettono di abbassare il costo per pezzo.
In conclusione, lo studio svolto dal prof. Conner ha avvalorato l’elevata flessibilità produttiva che caratterizza l’AM rispetto ai processi tradizionali in quanto non necessità di strumenti, come ad esempio stampi, che devono essere ammortizzati all’interno del costo del prodotto. Sfortunatamente, la produzione additiva non è ancora competitiva quando sono in gioco elevati volumi di produzione e la geometria dei prodotti è semplice poiché i maggiori tempi macchina e l’impossibilità di economie di scala tendono ad aumentare fortemente il prezzo finale del pezzo.
Fonte: B.P. Conner et al., Additive Manufacturing 1–4 (2014) 64–76
Immagini correlate:
Un sensore italiano per il monitoraggio delle sollecitazioni del violino di Paganini
Un violino storico di inestimabile valore, appartenuto a Niccolò Paganini, e un sensore estensimetrico capace di misurare con estrema precisione le sollecitazioni meccaniche, realizzato su misura dall’azienda italiana Deltatech. Questi due manufatti, apparentemente molto lontani tra loro, sono i protagonisti di una ricerca realizzata dall’Università di Firenze, che ha lo scopo di valutare gli effetti del carico meccanico sulla conservazione degli strumenti musicali storici.
Abbiamo chiesto al Prof. Marco Fioravanti del Dipartimento GESAAF (Gestione dei Sistemi Agrari, Alimentari e Forestali) dell’Università di Firenze di raccontarci le finalità e i possibili sviluppi di questa ricerca, che ha prodotto già tre pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.
Professor Fioravanti, da quale esigenza è nata la vostra ricerca?
La ricerca nasce su iniziativa del Comune di Genova, Ente proprietario dello strumento (il violino Cannone costruito da Giuseppe Guarneri del Gesù), che nella fase di ridefinizione della politica conservativa ha inteso ottimizzare le condizioni microclimatiche dell’ambiente di conservazione e, più nello specifico, ha richiesto di valutare i possibili effetti degli stress fisici e meccanici a cui lo strumento è esposto nel corso delle esecuzioni a cui è periodicamente sottoposto.
Perché avete scelto di utilizzare proprio un sensore estensimetrico per valutare gli stress sul violino?
Una delle fasi più importanti della ricerca è stata quella nella quale si è posta la necessità di valutare con precisione l’entità delle forze che si generano nel corso dell’accordatura dello strumento, e quelle dovute all'azione meccanica dell'archetto nel corso delle esecuzioni. In questo contesto, il sensore estensimetrico si è rivelato il più idoneo a misurare questo tipo di sollecitazioni.
Come siete arrivati a collaborare con Deltatech, una piccola impresa high-tech specializzata nella progettazione e nella costruzione di sensori su misura?
Alla collaborazione con Deltatech si è giunti perché l’Azienda è stata la sola capace di rispondere alle nostre specifiche esigenze, che erano quelle di realizzare un prototipo di cella di carico che avesse la forma di un ponticello di violino, e che allo stesso tempo potesse consentire di misurare e registrare carichi di piccola entità.
Visto il successo della ricerca, crede che ci saranno ulteriori sviluppi?
Sì, il sensore che abbiamo realizzato insieme a Deltatech è entrato a far parte di un kit di misura e di caratterizzazione degli strumenti storici ad arco, che viene messo a disposizione di altri musei italiani e stranieri nell’ambito dell’ Azione COST “Wood Music” recentemente attivata e supportata dall'Unione Europea.
Questa esperienza ha messo in contatto due diverse eccellenze italiane. Quale ruolo potrebbe avere in futuro la tecnologia “made in Italy” per la tutela del nostro patrimonio artistico?
Si tratta di un potenziale di conoscenze e di competenze enorme, che si è sviluppato nel nostro Paese grazie alla presenza di uno dei più ingenti patrimoni materiali mondiali e che ci pone in una posizione di guida da tutti riconosciuta anche a livello internazionale, ma che non trova purtroppo riscontro nei piani di finanziamento della ricerca italiana. Ci auguriamo quindi che gli investitori pubblici e privati considerino al più presto il potenziale di sviluppo di questa eccellenza.
Potrebbe interessarti anche: La tecnologia italiana che protegge la Gioconda
Immagini correlate:
Polimeri camaleonte: una tecnologia emergente con grandi opportunità industriali
Recentemente una nuova categoria di materiali plastici sta catturato l’attenzione delle principali società globali di consulenza, come ad esempio Frost &Sullivan. Si tratta dei “polimeri camaleonte”, noti anche come SRP (Stimuli Responsive Polymers), materiali plastici in grado di rispondere a diverse sollecitazioni ambientali in maniera reversibile. In altre parole, le catene polimeriche che costituiscono questi materiali possono cambiare la loro disposizione spaziale in base a variazioni ambientali di temperatura, pH, forza ionica e presenza di campi elettromagnetici, luce, ultrasuoni, composti chimici. Tuttavia, la caratteristica che rende maggiormente interessanti questi polimeri per il mondo industriale è data dal fatto che i cambiamenti a cui sono soggetti sono del tutto reversibili; il polimero camaleonte, proprio come l’animale da cui prende il nome, si adatta agli stimoli ambientali cambiando il proprio aspetto esterno, ma una volta terminato lo stimolo è in grado di recuperare completamente l’assetto iniziale delle macromolecole di cui è costituito.
Quali potrebbero essere dunque le prossime applicazioni di questa tecnologia emergente? Nell’immediato, alcuni di questi polimeri potranno essere utilizzati per realizzare prodotti con proprietà variabili di impermebilità, sporcabilità ed assorbimento (ad esempio nei cosiddetti tessuti intelligenti), ma anche prodotti con caratteristiche adesive e proprietà meccaniche ed ottiche calibrabili. Inoltre, la capacità di questi polimeri di adattarsi in maniera predittiva in funzione di determinati stimoli esterni sarà sempre più determinante per lo sviluppo di sistemi di somministrazione mirata dei farmaci ed altre applicazioni biomedicali. In un futuro un po’ più lontano, invece, a detta di quotati analisti come Frost & Sullivan, ciò che renderà particolarmente interessanti i polimeri camaleonte sarà soprattutto l’opportunità di convergenza con altre tecnologie emergenti in diversi settori industriali. Una delle sinergie più interessanti potrebbe essere rappresentata dagli organi auto-rigeneranti, il cui sviluppo potrebbe diventare realtà già nei prossimi decenni grazie alla convergenza delle seguenti tecnologie: polimeri camaleonte, fibre di carbonio e stampa 3D. La presenza di polimeri camaleonte ingegnerizzati in modo da auto-rigenerarsi in caso di danno o usura potrà infatti ridurre drasticamente la percentuale di rigetto dei tessuti, rendendo compatibili gli organi artificiali con l’ambiente caratteristico del corpo umano.
Alcune aziende come Fuji Xerox (JP), Landec Corp (USA), Textronics (USA) e Vivamer (UK) stanno attualmente sviluppando specifici polimeri camaleonte per applicazioni che spaziano dall’elettronica all’automotive, fino alla cura della persona e allo sviluppo di dispositivi biomedicali. La gamma dei polimeri camaleonte in fase avanzata di sviluppo e prima commercializzazione comprende sia polimeri sintetici (es. PNIPAM, PMMA, PMA opportunamente modificati), che biopolimeri derivati dalle proteine e sistemi ibridi. Infine, l’importante attività di ricerca condotta da università come il MIT - Massachusetts Institute of Technology (USA), la Case Western Reserve University (USA), la Cambridge University (UK) e il Tokyo Institute of Technology (JP), testimonia il grande interesse della comunità scientifica internazionale nei riguardi di questa tecnologia.
Fonti:
L’automazione industriale ed il Quinto Elemento: un colloquio con Daniele Vacchi, Corporate Communications IMA
D: L’automazione industriale, il mondo delle macchine automatiche e l’uomo: come si compongono in modo armonico questi due elementi apparentemente così contrastanti?
R: Nella realtà industriale contemporanea, dove ormai le tecnologie sono diventate complesse e sempre più integrate, anche l’industria della automazione meccanica ha necessariamente dovuto rivedere i termini della propria definizione e trovare un nuovo paradigma di riferimento.
L’ingegneria meccanica, intesa storicamente e tradizionalmente come fondamento primario a cui attingere le conoscenze nell’ambito della industria della automazione, è un concetto che non riesce più, da solo, a descrivere le realtà multiforme della meccanica tradizionale. Da tempo, infatti, è stato necessario acquisire ed integrare nella ingegneria meccanica anche il dato “elettronico”, generando una nuova disciplina, la Meccatronica: parola non facilmente accettata dagli stessi ingegneri meccanici, ritenendola una definizione artificiosa in cui l’elettronica resta sempre e soltanto una integrazione in aggiunta ad una disciplina di per se autonoma e fondante.
Di fatto, è innegabile che in un ambiente industriale complesso debbano confluire competenze diverse, quattro elementi derivanti da discipline differenti ma inevitabilmente complementari: la Chimica, la Fisica, l’Ingegneria, l’Informatica.
Recentemente, sono stato quasi costretto a dover rielaborare questo quadro multidisciplinare alla luce di una visione olistica e più vicina alla realtà del mondo di oggi. I quattro elementi basilari della cultura ingegneristica nella meccanica devono saper tenere conto anche di quello che possiamo chiamare il “Quinto Elemento”, cioè l’elemento “Uomo”, la componente umana ed individuale che porta all’interno dell’impresa un contributo intangibile ma concreto e che va ad influenzare l’intera filiera produttiva, dall’impresa all’utente finale.
Sono giunto a questa riflessione in occasione di una visita recente di una delegazione internazionale composta da designer provenienti da diversi paesi del mondo, organizzata presso uno dei nostri stabilimenti. Una di loro, rappresentante di un gruppo di aziende dal Giappone, nell’osservare uno dei prodotti creati dalle nostre macchine, mi ha fatto notare come fosse evidente e percepibile in modo molto chiaro nel nostro metodo di lavoro e nelle nostre macchine, un elemento nuovo, diverso e profondo che emerge dal nostro modo di lavorare. E’ l’elemento umano, motivante, emozionale, non misurabile, che ha il potere di agire da legante e propulsore allo stesso tempo su tutto il sistema produttivo e sull’approccio che noi abbiamo adottato negli ultimi anni. Il quinto elemento è l’elemento che, una volta incorporato nel sistema, porta con sé il anche valore aggiunto rappresentato dall’orgoglio dell’imprenditore nel portare a compimento un lavoro mettendo insieme competenze diverse. Non sarebbe possibile integrare conoscenze così diversificate tra di loro se l’azienda non avesse una organizzazione di tipo bottom-up, che si genera dalle competenze dei singoli e le unifica, valorizzandole, in un sapere omogeneo e condiviso. Nell’epoca in cui viviamo, sarebbe impossibile concepire un sistema di produzione dei macchine automatiche o un qualsiasi sistema di tecnologie per l’automazione industriale partendo da una imposizione predisposta dall’alto, di tipo top-down, con la pretesa di imporre metodi e tempi prefissati per svolgere un lavoro, controllando il sistema secondo un modello arcaico e non flessibile come quello della catena di montaggio, in cui tutto si svolge in modo impersonale e rigido, con una componente umana relegata al controllo del lavoro degli altri. Questo modello è anacronistico ed improponibile oggi.
D: Qual è la sua visione di azienda moderna?
R: Oggi la priorità nelle esigenze di un’azienda è nella possibilità di disporre di squadre di persone competenti capaci di discutere e risolvere problemi complessi all’interno di un quadro multidisciplinare, integrato e flessibile. L’imprenditoria regionale si sostiene molto su queste caratteristiche, potendo anche fare affidamento su un contesto che è molto fortemente caratterizzato dalla consapevolezza di possedere delle capacità di collaborazione tra singoli molto forte e culturalmente radicata.
Queste sono le caratteristiche che vengono colte a prima vista dall’esterno quando le nostre aziende vengono visitate: molto spesso riceviamo scolaresche accompagnate dai rispettivi insegnanti, i quali alla fine delle visite guidate ci domandano con una certa sorpresa come mai si vedono molte macchine e poche persone, probabilmente pensando all’archetipo dell’azienda che utilizza operai che lavorano in modo automatico, quasi come delle macchine . Le persone non riescono a capacitarsi del fatto che il lavoro di fabbrica, inteso nel senso tradizionale e storico del termine, è profondamente cambiato: la figura dell’operaio inteso come persona che lavora faticando per eseguire un lavoro ripetitivo e severamente regimentato in una catena di montaggio è una figura obsoleta, che appartiene ad una visione ormai sorpassata del lavoro in un’azienda manifatturiera. La fatica umana è stata soppiantata dal lavoro delle macchine. L’elemento umano viene mantenuto nella sua locuzione più nobile del termine: le persone di cui abbiamo bisogno sono persone capaci di mettere a disposizione conoscenze che siano complementari e integrabili all’interno di gruppi di lavoro complessi, flessibili e variegati. L’automazione la lasciamo fare alle macchine, l’uomo porta la conoscenza emotiva, l’intuizione, la fantasia e la capacità di integrare i diversi pezzi di competenze per la risoluzione di problemi complessi all’interno di un insieme articolato come quello rappresentato da un ambiente industriale. Quando ci chiedono il motivo per cui nelle nostre fabbriche mancano operai, ci rendiamo conto del fatto che esiste una grande mancanza di consapevolezza nel sistema sociale e nel sistema formativo su cosa sia oggi la manifattura moderna. (altro…)
Rapporto Tracking Clean Energy Progress 2014 IEA: le sfide del settore industriale
La International Energy Agency IEA ha recentemente pubblicato il rapporto Tracking Clean Energy Progress 2014, nel quale si esaminano i progressi ottenuti nello sviluppo e nell’applicazione delle tecnologie chiave per la produzione di energia pulita. Il rapporto parte dalle premesse delineate nello scenario di sviluppo Technology Energy Perspectives 2°C: per raggiungere un sistema energetico sostenibile a livello globale entro il 2050, è necessario che lo sviluppo delle tecnologie chiave non si discosti in maniera sostanziale dagli obiettivi intermedi per il 2025 stabiliti dallo scenario stesso. Il rapporto traccia quindi un quadro dettagliato di ogni tecnologia riferita a diversi settori (industria, costruzioni, trasporti, ecc.), evidenziando in casi in cui il relativo sviluppo è in linea con i target stabiliti e quelli in cui, al contrario, è necessario intraprendere azioni correttive.
Tendenze generali.
Per quanto riguarda lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, dal rapporto emerge che la diffusione del solare fotovoltaico (PV),dell’ energia eolica e dei veicoli elettrici (EV) sono ancora in rapido aumento, ma i loro tassi di crescita stanno rallentando. D’altro canto, la crescita della produzione di energia elettrica ottenuta dal carbone è superiore a quella di tutti i combustibili non fossili combinati; la produzione di energia nucleare è stagnante; lo sviluppo delle tecnologie per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica (CCS) rimane troppo lento. Queste tendenze riflettono un insufficiente impegno politico e finanziario per la sostenibilità a lungo termine del sistema energetico globale. Il rapporto Tracking Clean Energy Progress 2014 offre quindi raccomandazioni specifiche ai governi su come implementare l’adozione delle tecnologie chiave e favorire lo sviluppo di un sistema energetico sostenibile.
Le sfide del settore industriale.
Il settore dell’industria, secondo il rapporto, presenta alcuni progressi per quanto riguarda l’efficienza energetica, ma per rientrare nei target previsti dallo scenario il consumo di energia dovrebbe essere tagliato del 25% e le emissioni dirette di CO2 del 17% entro il 2025.
Le raccomandazioni politiche espresse dall’IEA per rientrare nel target possono essere così riassunte:
- Promuovere un’ampia applicazione delle migliori tecnologie disponibili (Best Available Tecnologies BATs) al fine di superare le sfide relative a lenta capacità di rotazione delle scorte, elevati costi di abbattimento, fluttuazione della disponibilità delle materie prime. Al contempo, limitare i rischi di perdita di competitività legati al "carbon leakage", ovvero il trasferimento delle attività produttive da paesi con stringenti normative ambientali verso paesi non soggetti ad analoghe restrizioni sulle emissioni di carbonio.
- Supportare adeguati programmi di ricerca e sviluppo al fine di portare alla maturità le nuove tecnologie a bassa emissione di carbonio in grado di incrementare l’impiego di materie prime di minor valore (es. biomasse da residui agricoli, rifiuti, ecc.); portare inoltre ad una fase di dimostrazione e sviluppo avanzata tutte le tecnologie emergenti che comportano una riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2, comprese le tecnologie CCS.
- Promuovere la “technology capacity building” nelle economie emergenti, ovvero la capacità di raggiungere i propri obiettivi di sviluppo tecnologico ed economico in una maniera sostenibile.
Il pdf del rapporto è scaricabile gratuitamente al seguente link.
Opportunità per aziende CRIT di inserimento in progetti H2020: BEST Brokerage event, Bruxelles 13 Novembre 2014
Il prossimo 13 Dicembre, CRIT parteciperà a Bruxelles all’evento di Brokeraggio Tecnologico Best: si tratta di una serie di incontri tra centri di ricerca e aziende da tutta Europa, che stanno preparando o che sono interessati a proposte progettuali su Horizon 2020, in particolare sul programma NMP (nanotecnologie, materiali avanzati, biotecnologie, fabbricazione e trasformazione avanzate).
La partecipazione del CRIT è finalizzata principalmente a individuare proposte progettuali in via di definizione in cui possono essere inserite le aziende del proprio network, cercando, di “portare a casa” ogni possibilità utile di collaborazione con l’Europa, a partire dai diversi interessi ed esigenze espressi nel corso degli incontri organizzati dal CRIT con le aziende interessate. I partecipanti all’evento avranno infatti la possibilità di aggregare imprese e centri di ricerca sui diversi bandi per il biennio 2015-2016, proponendosi come partner con il supporto di esperti esterni, e avranno anche a disposizione uno spazio per presentare la propria organizzazione e le proprie iniziative.
La giornata è stata organizzata dalla piattaforma Europea NANOFutures in collaborazione con con la European Platform for Advanced Engineering Materials and Technologies EUMAT and Manufacturing (MANUFUTURE).
Per ulteriori informazioni ed aggiornamenti, contattare Enrico Callegati: callegati.e@crit-research.it
Il leaflet dell’evento è disponibile per download al seguente link.
User Experience Design per l’industria: le prime giornate di formazione
PRESOURCE Final Conference “Resource Efficiency in Central European SMEs: Opportunity or Challenge?”
Resource efficiency has become a central topic when evaluating the current state of manufacturing industries. In fact, the former European Commission (2010-2014) had already selected ‘Resource efficient Europe’ as one of the seven Flagship Initiatives of the Europe 2020 strategy in order to guarantee sustainable growth. CRIT is already involved in REEMAIN project, which aims to develop and demonstrate a methodology to boost the efficiency of both energy and material resources.
When evaluating the cost structure for European Manufacturing SMEs, Material resources appears to be the most significant cost. In fact, a German study showed how material resources’ more than double human resources’ costs in German Manufacturing SMEs [1][2].
Moreover, the new EU members, most of them in Central Europe, turn out to be the less resource-efficient ones, as it is shown in a recent survey carried out by the EEA [3]. Because of that, a sensible decision is to be made in order to foster Resource Efficiency, which helps achieving greater competitiveness.
However, the main barriers that European companies deal with, specially SMEs, are on the one hand, the unawareness related to their resource consumption, and on the other hand, the lack of financing opportunities to improve resource efficiency in their plants. [3]
PRESOURCE Project, financed by the CENTRAL EUROPE European Union programme, aims to foster Resource Efficiency in European Manufacturing SMEs at diverse levels: by improving in-house capacity, improving knowledge related to risk sharing and SMEs eco-innovation financing, and improving framework conditions that involve actively the related stakeholders.
ENEA, the Italian National Agency for New Technologies Energy and Sustainable Economic Development, is one of the participating partners in PRESOURCE. Thanks to their LCA & Ecodesign Laboratory, with headquarters in Bologna, ENEA has helped the PRESOURCE consortium to develop methodologies and tools to promote Life Cycle Assessment and Ecodesign.
PRESOURCE project, which kicked off on June 2012, will host a Final Conference in Berlin the next 12th and 13th November 2014. The Agenda can be consulted here. The participation is free for all interested parties. Registration can be directly be done here.
References:
[1] Institut fur Mittelstandsforschung Bohn (Institute for SME Research Bohn)
[2] Daniel de Graaf, SPIN (Sustainable Production through Innovation in SMEs) Country Report from Germany http://spin-project.eu/downloads/Contryreport_DE.pdf
[3] Presource Project Brochure http://www.presource.eu/presource_flyer_final2.pdf





